IL 18 AGOSTO RIVIVI CON NOI LA SUGGESTIVA SERATA FIABESCA
Incamminandoci nell’entroterra, colmo di folclore, abbiamo l’immenso piacere di soffermarci per rendere omaggio al borgo medioevale di Acaya, (Acaya era l’antico nome di una famiglia nobile di origine greca, alla quale fu affidata la gestione del feudo, nel 1294, da Re Carlo II D’Angiò).
Situata nel comune di Vernole, vicinissima al mare ed a pochi km dal Capoluogo, è l’unica città fortezza rimasta quasi intatta al sud d’Italia ed in passato fu il primo punto di difesa della città di Lecce.
Acaya, anticamente chiamata Segine, fu fatta fortificare nel 1535 dal Regio Ingegnere militare Gian Giacomo dell’Acaya, su indicazione del re Carlo V, con lo scopo di renderla punto difensivo, utilizzandola a mo’di “scudo” di fronte alle continue minacce dei Turchi, (quest’ultimi nel Salento si macchiarono di atroci delitti, in particolari si ricordi l’eccidio dei Santi Martiri di Otranto).
Il borgo è composto da lunghe mura perimetrali a forma rettangolare con tre baluardi, sopra le quali un tempo lontano passeggiavano le ronde di guardia; su tre di quattro angoli delle mura si ergono dei robusti bastioni mentre nel restante angolo, quello sud-ovest per la precisione, fu costruito il Castello (1535-1536). La struttura di quest’ultimo è di forma trapezoidale, munita di un ponte di collegamento alla terra ferma, circondata da mura fortificate (delimitate a sud ed a nord da due torri) e composta da un’area dove si trovavano il forno, il mulino e la cappelletta.
Oltre agli ambienti situati al piano terra, attraverso ad una scala, si poteva accedere ai piani superiori dove erano situate le stanze dei nobili.
Il barone Gian Giacomo dell’Acaya fece inoltre edificare, all’interno del borgo, il convento dei Minori Osservanti, dedicato a Sant’Antonio e fece ricostruire la chiesa della Madonna della Neve, sulla base di quella preesistente. Purtroppo queste strutture sono ad oggi diroccare e della chiesa rimangono solo la sacrestia ed il campanile.
Dopo la morte del Barone progettista, iniziò un lungo periodo di decadenza e con l’assedio Turco del 1714, il borgo di Acaya ebbe il suo colpo di grazia.
Ai nostri tempi Acaya è tornata a risplendere grazie alla manifestazione che ogni anno, il 18 agosto, richiama migliaia di persone ad assistere al Corteo Storico e alla Giostra Equestre.
Questo scenario viene reso molto suggestivo grazie all’abilità e all’impegno degli artigiani che riproducono fedelmente i costumi d’epoca.
Ovviamente non manca l’aspetto culinario; infatti, durante la manifestazione, si possono degustare i prodotti tipici locali.
Vi consigliamo quindi di trascorrere una serata di agosto in modo fiabesco, mantenendo viva la tradizione che corre nel sangue di tutti noi!
Incamminandoci nell’entroterra, colmo di folclore, abbiamo l’immenso piacere di soffermarci per rendere omaggio al borgo medioevale di Acaya, (Acaya era l’antico nome di una famiglia nobile di origine greca, alla quale fu affidata la gestione del feudo, nel 1294, da Re Carlo II D’Angiò).
Situata nel comune di Vernole, vicinissima al mare ed a pochi km dal Capoluogo, è l’unica città fortezza rimasta quasi intatta al sud d’Italia ed in passato fu il primo punto di difesa della città di Lecce.
Acaya, anticamente chiamata Segine, fu fatta fortificare nel 1535 dal Regio Ingegnere militare Gian Giacomo dell’Acaya, su indicazione del re Carlo V, con lo scopo di renderla punto difensivo, utilizzandola a mo’di “scudo” di fronte alle continue minacce dei Turchi, (quest’ultimi nel Salento si macchiarono di atroci delitti, in particolari si ricordi l’eccidio dei Santi Martiri di Otranto).
Il borgo è composto da lunghe mura perimetrali a forma rettangolare con tre baluardi, sopra le quali un tempo lontano passeggiavano le ronde di guardia; su tre di quattro angoli delle mura si ergono dei robusti bastioni mentre nel restante angolo, quello sud-ovest per la precisione, fu costruito il Castello (1535-1536). La struttura di quest’ultimo è di forma trapezoidale, munita di un ponte di collegamento alla terra ferma, circondata da mura fortificate (delimitate a sud ed a nord da due torri) e composta da un’area dove si trovavano il forno, il mulino e la cappelletta.
Oltre agli ambienti situati al piano terra, attraverso ad una scala, si poteva accedere ai piani superiori dove erano situate le stanze dei nobili.
Il barone Gian Giacomo dell’Acaya fece inoltre edificare, all’interno del borgo, il convento dei Minori Osservanti, dedicato a Sant’Antonio e fece ricostruire la chiesa della Madonna della Neve, sulla base di quella preesistente. Purtroppo queste strutture sono ad oggi diroccare e della chiesa rimangono solo la sacrestia ed il campanile.
Dopo la morte del Barone progettista, iniziò un lungo periodo di decadenza e con l’assedio Turco del 1714, il borgo di Acaya ebbe il suo colpo di grazia.
Ai nostri tempi Acaya è tornata a risplendere grazie alla manifestazione che ogni anno, il 18 agosto, richiama migliaia di persone ad assistere al Corteo Storico e alla Giostra Equestre.
Questo scenario viene reso molto suggestivo grazie all’abilità e all’impegno degli artigiani che riproducono fedelmente i costumi d’epoca.
Ovviamente non manca l’aspetto culinario; infatti, durante la manifestazione, si possono degustare i prodotti tipici locali.
Vi consigliamo quindi di trascorrere una serata di agosto in modo fiabesco, mantenendo viva la tradizione che corre nel sangue di tutti noi!
Stefania Rotondaro
Itinerari del Salento
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