Porto Cesareo e l’Isola dei conigli, arcipelago sulla costa Salentina

Porto Cesareo o Cesarea romana, sorge sul luogo di fronte all’antica Sasina, anche se il territorio presenta testimonianze di insediamenti umani, collocabili intorno ai secolo XVIII e XVII a.C., in località Scala di Furno (1).

Ciò è attestato dai resti di un villaggio, che fungeva, molto probabilmente, da emporium, rinvenuto presso la stessa località, frequentato da marinai di provenienza greca, in cui si sono trovate, oltre ad un’area dedicata alla dea Thana, statuette votive e pezzi di ceramica.

Certamente tutta la costa dell’Astrea, sino a Torre Lapillo, durante il periodo della dominazione romana, ebbe a svolgere un notevole ruolo portuale, ben rapportato alla funzione agropastorale dell’Arneo e alle vicinanze della Via Traiana o Sallentina.

Non è escluso che taluni elementi negativi, quali le ampie zone paludose e le scorrerie di pirati, nel corso dei secoli abbiano ostacolato o, quanto meno, scoraggiato uno sviluppo demografico a carattere permanente.

Non mancò, tuttavia, la presenza dei Brasiliani, poco prima del Mille, che istituirono l’abbazia di S. Maria de Cesarea, rimasta fino al sec. XV.

Agli inizi del 1500, la località dai Del Balzo Orsini, principe di Taranto (3), molto probabilmente pervenne in baronia con privilegio della decima sulla Pescaria agli Acquaviva, duchi di Nardò, mentre il porto e lo stesso emporio divennero un punto di riferimento per il commercio di olio e grano verso Napoli, Venezia e Genova, così come in precedenza lo era stato verso la Sicilia.

A partire dalla metà del XVI sec., con la fortificazione per tutto il territorio di torri costiere, fu possibile mettere in moto quel processo lento e graduale di una frequenza di pescatori provenienti da luoghi limitrofi, soprattutto tarantini (4).

Nel 1570, fu ultimata la torre di Cesarea), di dimensioni più ampie delle altre, in quanto comarca, cioè torre dove risiedeva non il solito caporale, bensì il castellano, quale comandante anche delle guarnigioni di altre torri costiere della fascia ionica.

Dopo circa mezzo secolo la torre fu smembrata del tutto per difetto di fabbrica per essere, nel 1622, ricostruita.

Lentamente, però, come tutto il territorio costiero ionico, anche Cesarea o Torre Cesarea subì un periodo di abbandono, con la consequenziale avanzata di zone paludose e della stessa malaria.

Foto Pescatori Cominciò a ripopolarsi verso la fine del sec. XVIII, quando sorse una tonnara, in attività solo per pochi anni, ma sufficiente per attirare l’attenzione della ricca borghesia, soprattutto di Lecce, che agli inizi del 1800, a seguito dello sfaldamento della feudalità, acquistarono il territorio dalla famiglia baronale Della Ratta, per poi rivenderlo alla ricca famiglia Muci, di Nardò, che ne rimase proprietario fino agli inizi del nuovo secolo.

Accanto ai pescatori tarantini, che, essenzialmente nel primo cinquantennio del sec. XIX cominciarono anche a stazionarvi, vennero ad abitarvi, a fine secolo, quando si istituì un’altra tonnara, anche famiglie dell’entroterra, proveniente da centri limitrofi. Si installarono, così, alcune baracche a ridosso della torre, e, con il passare degli anni, anche costruzioni in muratura.

Il numero dei residenti cominciò ad essere tale, raggiungendo il numero di circa quaranta famiglie, da richiedere non solo una chiesa, costruita nel 1880 col titolo di S. Maria, ma anche la presenza, anche se non permanente di un sacerdote.

Con la bonifica dell’Arneo, durante il periodo fascista, l’incremento demografico si sviluppò in modo rapido e costante. Il centro, ormai denominato Porto Cesareo, divenne meta di manodopera qualificata esterna.

Nel contempo iniziò a manifestarsi il primo turismo balneare, mentre l’abitato, dapprima concentrato nel tratto della costa, che abbraccia la torre, si sviluppò. Particolarmente in direzione della litoranea nord per la lunghezza di circa tre chilometri.

Verso la fine degli anni Cinquanta, l’attività piscatoria si accrebbe ulteriormente raggiungendo il suo forte sviluppo a partire dai primi anni del decennio successivo, e, imponendosi, come centro di balneazione e di attività marinare tra le più rinomate del Salento.

Questo nuovo stato di cose indusse i residenti a chiedere l’autonomia dal comune di Nardò, di cui era frazione, conseguita il 20 maggio 1975.

Attualmente Porto Cesareo è un centro rinomato per la pesca e un punto di balneazione tra i più qualificati d’Italia.

Informazioni fornite da Salvatore Muci (Porto Cesareo)

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